Chi siamo
 
Presentazione
Soci e cariche del carro
Il capocarro
Vilmer
Il pittore Eugenio Pacchioli
I cavallanti
Tutti gli amici


EUGENIO PACCHIOLI
 
Eugenio Pacchioli, Roma 1941, attivo nell’editoria e nell’organizzazione di eventi.
La sua attività artistica, multiforme e vasta, ha nella “carta” il supporto di eccellenza.

Lavori dal 1970 al 2003.
A partire dagli anni ’70 ha prodotto oltre 8.000 “carte” utilizzando in particolare chine, pastelli a olio, acrilici, matite grasse, monotipi, olio. I temi? I più svariati: l’uomo, il paesaggio, il mare, il viaggio, alcuni territori, la Bibbia, l’invenzione del paesaggio, erbari, Sìsifo, il teatro.

Libri
Oltre 30 libri, esemplari unici, manoscritti. Pagine con testi e relative illustrazioni. Esempi significativi, Il Vangelo secondo San Matteo (1972), La vicenda di Antonio el Camborio (Garcia Lorca) (1976), Eughennaiòn Geographycòn Deposito (1980-85), Coxinadroxiu (1986), Apocalisse Scenae Collection (1979-1986), De Bello Canepiciano (1996).

Cicli
Oltre 20 grandi composizioni monotematiche tra cui:
L'eccitazione del potere (1974), Andar per isole (1974), Moro Aldo (1978), Il deserto di Abelcain (1980).

Appunti di viaggio
Migliaia di disegni realizzati durante numerosi viaggi nei vari continenti.

Vignettistica
Centinaia di vignette su temi politici e sociali e pubblicazione su "Il Risveglio Popolare" e “il Piffero”.
Libro di vignette, Da Ivrea a Banchette passando per New York (1987).

Stampe
Circa 50 litografie su aspetti della storia, della tradizione, del territorio eporediese o su ambienti di invenzione:
Itaca quasi Ivrea (1991), Der Uberfall auf Ivrea (1992), Ivrea (la storia) (1993), Carnevale di Ivrea (1996), Via Francigena (1999).

Altri lavori
Pubblicità, illustrazioni per l’editoria, murali, manifesti e locandine, cartoline.


COMMENTI SULLA PITTURA DI EUGENIO PACCHIOLI

Eugenio Pacchioli, per il quale la pittura è un mezzo di comunicazione, un linguaggio vero e proprio, palese o criptografico, con segni, suoni, grammatica, sintassi, poetica, estetica....
(Maurizio Corgnati)

Il suo percorso culturale è disseminato di pietre miliari che si chiamano Dalì, Rouault, Dufy e sopratutto Klee (di quest'ultimo sovente ripropone la grafia nitida come un cristallo, e tuttavia piena di riverberi romantici), nè mancano gli accenni ai favolosi fogli del Durer o i richiami ad una pittura ancor più remota nel tempo, risalente ai codici miniati del trecento, in cui l'apparato decorativo è così mirabilmente equilibrato con la calligrafia da farne una cosa unica e inscindibile.
(Elio Magaton)

Chi si accosta all'arte di Eugenio Pacchioli incontra non poche difficoltà a conservare l'animo sgombro da quelle sottili lusinghe che il tratto vigoroso eppur elegante dei suoi grafemi evoca suscitando raffinatissime atmosfere barocche; quando addirittura la memoria non corre a riscoprire un angiolo del sec.XV o l'evanescenza di cifre più arcaiche.
E tuttavia il grumo più vero del suo modo di "raccontar dipingendo" non è certo nell'innegabile capacità espressiva del segno, che è tanta e tale da lasciare perfino sconcertato chi considera che a imprimere quel segno è un contemporaneo, uomo del suo tempo, "moderno" finanche nel suo impegno professionale.
Così per discernere a pieno ed al tutto comprendere la pittura del Pacchioli occorre trascurare (per quanto si riesce!) la smagata ed intrigante malia della traccia grafica ed entrare nella sostanza del suo racconto, quasi a ripetere il percorso inverso che l'artista solca nella memoria collettiva di una gente o di un luogo per trarre temi e motivi d'ispirazione. Emerge allora quella ricerca severa e rigoroso che attinge forza da eventi e si traduce nella affabulazione iconica di un personalissimo codice miniato.
(Massimo D'Arpizio)

« indietro